Terra da vino

Ci sono rituali antichi che si tramandano di generazione in generazione e che racchiudono l’identità di un territorio e della gente che lo abita.
Ricchi di fascino, diventano spesso oggetto di tradizione popolare, gelosamente custodita. E’ il caso della produzione del vino, quel “nettare degli dei” che ha sempre attratto gli esseri umani.

Le origini della produzione del vino e della vendemmia risalgono a tempi antichissimi, addirittura al neolitico. Molte cose sono cambiate da allora, e l’esperienza unita alle moderne tecnologie ha portato alla produzione di vini eccellenti in molte parti del mondo.

La Camera di Commercio di Torino e Yes! Torino, in collaborazione con la Strada Reale dei vini torinesi,  stanno portando avanti #YesVendemmia, un progetto di valorizzazione sull’arte della vendemmia nella provincia di Torino.
Val di Susa non è certamente conosciuta per essere la patria del vino, anche se le prime notizie relative alla presenza di vigne in valle sono molto antiche e risalgono addirittura al 700. Pezzi di terra solatii, terrazzati, strappati alle montagne, inerpicati fino alle quote massime di coltivazione, sono rimasti gli stessi nel corso dei secoli.

Ancora oggi vi sono appezzamenti piccoli, non accessibili ad alcun mezzo meccanico. Qui il lavoro si fa ancora tutto solo ed esclusivamente a mano, muretti a secco chiudono fazzoletti di terra che si tramandano di generazione in generazione.

In una vallata sempre spazzata dal vento, la vite ha trovato il suo habitat soprattutto nelle aree intorno a Chiomonte. Vitigni robusti come l’Avanà, il Becquét e il Baratuciàt producono uve che nel corso degli anni sono diventati da “vini del contadino” a vini DOC di eccellente qualità, strutturalmente solidi, grazie a enologi illuminati che ne hanno saputo valorizzare le caratteristiche.

Bianchi e rossi, rosati e passiti, grappe, produzioni di nicchia che però riscuotono successo tra gli intenditori.
In Val di Susa, nelle vigne più alte d’Europa, sopra i 1000 mt di altitudine, si produce (e solo qui in Italia) il famoso Ice Wine, il vino del ghiaccio, un prodotto di antica origine,  molto conosciuto e apprezzato all’estero dove viene normalmente inserito nei cicli di produzione. Il vino del ghiaccio è figlio dell’inverno, poiché le sue uve vengono raccolte tra dicembre e gennaio, dato che la vendemmia e la pigiatura devono avvenire a -8°C, poiché solo così all’interno dell’acino si ha la separazione tra acqua e zucchero, situazione indispensabile per produrre l’Ice Wine.

Dal sapore dolce ma non dolciastro, estremamente gradevole al palato e superbo in abbinamento ai formaggi, il vino del ghiaccio ha una resa molto bassa poichè i grappoli dolci sono una tentazione per gli animali durante i rigori dell’inverno e proprio per questo devono essere protetti da reti che ne salvaguardino l’integrità.

Il passato incontra il presente quando si scopre che la maggior parte della produzione di vino della Val di Susa viene venduta su internet, e solo una piccola parte rimane sul territorio, destinata a qualche ristorante locale o a turisti di passaggio. Lodevole quindi questa iniziativa volta a valorizzare un antico rituale e i vitigni autoctoni del nostro bellissimo territorio.