Time Table. La tavola nei secoli

Una mostra a Palazzo Madama ripercorre la storia della tavola imbandita

ImmagineChi si occupa di cibo non può tralasciare l’importanza che riveste una tavola ben apparecchiata, con cura e semplicità. Il rito della convivialità, che oggi sta lentamente riscoprendo il suo antico valore, ha segnato la storia dei tempi.

A tavola si sono strette alleanze, sancito accordi, fomentato guerre, tramate vendette. Durante i banchetti sono nati amori impossibili, tragici, eterni. Il cibo quindi come nutrimento ma anche come mezzo per arrivare direttamente all’obiettivo, come ostentazione della propria posizione sociale, come nutrimento non solo per il corpo ma anche per le relazioni sociali. Il cibo come specchio della storia dell’essere umano.

 

Time Table. A tavola nei secoli, a cura di Roberto Piana, mette in mostra 180 opere, appartenenti per lo più alle collezioni di Palazzo Madama e alcune delle quali mai esposte prima, e che raccontano, attraverso 6 aree cronologiche, la storia della tavola imbandita dal Medioevo fino ai nostri nostri. Oggetti simbolo dell’epoca che rappresentano, sineddoche di quella quotidianità che ruota intorno all’uomo, al cibo, alla tavola.

L’imponente Sala Senato diventa quindi una macchina del tempo e non un semplice luogo espositivo. Un percorso cronologico e antropologico che racconta l’essere unamo nella sua vita privata e pubblica.

La condivisione, vista nella sua accezione moderna, porta la mostra ad avere una dimensione social molto attiva.
Grazie all’interazione con GnammoTwLetteratura e Prochet 1861, il pubblico diventa protagonista di incontri, workshop, social eating e può riscrivere e commentare online i classici della letteratura italiana in un gioco di storytelling e nello spazio di 140 caratteri.

Un’ultima chicca, la più seducente (per me).
Guido Gobino e il Ristorante del Cambio regalano a tutti i visitatori due loro ricette storiche: l’interazione continua e si possono portare a casa i sapori della mostra.

Come food writer non posso esimermi dal fare una piccola storia della gastronomia, anche se non è presente in mostra. Lusso e semplicità si sono alternati nei secoli, così come sono cambiati i cibi che venivano portati in tavola.

Nel Medioevo si mangiava quello che il territorio offriva, le difficoltà di conservazione delle materie prime, nonchè il loro trasporto, rendevano difficile il reperimento di prodotti provenienti da lontano, anche se verso la fine del 1400 si abbozzava già un’idea di haute cuisine.
Nel Cinquecento le corti rinascimentali italiane vantano i migliori cuochi d’Europa, portando l’alta cucina al massimo grado di raffinatezza e prestigio.
Nel  Seicento la maggior parte delle tavole europee cedono al fascino dell’Oriente e all’arrivo delle spezie, ma questa abbondanza di profumi presto finì per annoiare i palati dei nobili. Ciononostante, si gettano le basi della gastronomia moderna.
Nel Settecento i banchetti diventano sontuosi, si avverte un forte movimento di trasformazione che precede e segue i fatti politici. Una decisa smania innovativa e una maggior partecipazione della cultura alle cose della tavola pongono le basi affinchè questa diventi un momento conviviale e di conversazione.
Nell’Ottocento i menù sono più ordinati  ma non meno ricercati: c’è fermento, c’è una rivoluzione nei trasporti, si ampliano i mercati e vi è una maggiore disponibilità dei prodotti, e grazie alle scoperte scientifiche arrivano nuovi sistemi di conservazione dei cibi. La grande cucina francese diventa protagonista indiscussa, mentre l’Italia non riesce a liberarsi dei regionalismi gastronomici e non solo.
Il Novecento consacra la nascita della gastronomia moderna, che mescola sapori, colori e design, dettata da un fermento che, come in passato, segna il passo dei tempi.

Il nuovo secolo (e millennio) detta nuove regole, mai come in questi anni il cibo è stato al centro dell’attenzione dell’umanità, tanto da diventare il main theme di Expo2015. E qui la storia si sta ancora scrivendo.